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Non vengo a salvarti,
non sono un eroe.
Io vengo a guardare
le ferite che hai,
senza voltarmi,
senza chiederti di essere meno di ciò che sei.
Ti hanno chiamata difficile,
troppo viva,
troppo voce,
troppo donna.
Era più facile dirti “difettosa”
che ammettere
di non saperti amare
senza dominare.
Io so da dove vieni.
So delle notti in cui il silenzio faceva rumore,
delle parole usate come pugni,
dell’ego che si credeva uomo
mentre ti spezzava piano.
So che la violenza
non è solo pelle che brucia,
è anima che impara a chiedere scusa
per il solo fatto di esistere.
Quando te ne sei andata
non hai distrutto una famiglia,
hai salvato una donna.
E una donna che si salva
rompe una catena antica.
Hai posato le chiavi
come si posa un destino imposto,
con mani che tremano
ma non tornano indietro.
Io non ti ho incontrata fragile.
Ti ho incontrata che stavi rinascendo.
E ho capito che amarti
non significava prenderti,
ma fare un passo indietro
ogni volta che il mondo
ti aveva insegnato ad arretrare.
Ti hanno ferita
per sentirsi grandi.
Io ho scelto di essere uomo
nel modo più semplice e più raro:
non farti mai paura.
Non alzare la voce.
Non stringere.
Non usare l’amore
come una prova di forza.
Sei stata madre
mentre cadevi in piedi,
sei stata rifugio
senza averne uno.
E io ti amo anche per questo:
per la grazia feroce
di chi protegge
anche quando sanguina.
Mi dici che con me
non ti senti sbagliata.
E io vorrei gridarlo al mondo:
non c’era niente di sbagliato in te.
Era sbagliato chi ti voleva più piccola,
chi chiamava amore
il controllo,
chi chiamava carattere
la violenza.
Io non voglio aggiustarti.
Non sei un oggetto rotto.
Voglio camminare accanto a te
mentre ti riprendi lo spazio,
la voce,
il diritto sacro
di essere intensa
senza chiedere perdono.
Quando guardo il futuro con te
non vedo una fuga,
vedo una scelta.
E per la prima volta
non ho paura dell’orizzonte,
perché non sto andando davanti
né dietro di te.
Sto andando con te.
Questa non è solo una storia d’amore.
È una presa di posizione.
È un uomo che dice basta
all’ego che ferisce.
È una donna che smette di sopravvivere
e ricomincia a vivere.
E se oggi guarisco anch’io
è perché l’amore vero
non domina,
non possiede,
non corregge.
Riconosce.
Rispetta.
Resta.
E restando,
onora la tua libertà
e la mia responsabilità.